Report Formazione LIBERA 2.0 ANNI

LIBERA 2.0 ANNI

Le radici e l’orizzonte

SEMINARIO ESTIVO DI FORMAZIONE INTERNA

Monteporzio Catone, 4-6 luglio 2014

 

La chiave di lettura dell’intero seminario è rintracciabile nel titolo dello stesso: “Libera 2.0 anni”. Il processo che ha portato alla costituzione di Libera ha avuto inizio infatti il 14 luglio 1994, per poi concludersi il 25 marzo dell’anno successivo. Per questo motivo si parla dei “vent’anni” di Libera e, in questo contesto, il riferimento al 2.0 richiama la necessità di dover portare avanti un’opera di rinnovamento, sulla base dei valori e principi originari della nostra associazione, al fine di riuscire ad interpretare al meglio le domande che ci vengono dai cittadini nell’epoca che stiamo vivendo e dare delle risposte in quanto società civile responsabile. Essere dinamici e innovativi, pronti a rinnovare il nostro messaggio e le modalità con cui lo diffondiamo, costituiscono una vera prioritaria per Libera!

Venerdi 4 Luglio

La relazione introduttiva di Luigi Ciotti il venerdì 4 luglio alle ore 16 ha dato inizio all’incontro. Il suo intervento è durato all’incirca due ore e coloro fra voi che hanno avuto modo di ascoltarlo potranno comprendere la difficoltà nel di riportarvi la forza e l’intensità delle sue parole, sempre fonte di ispirazione, riflessione e rafforzamento delle ragioni profonde di questa militanza in Libera. Essendo il pomeriggio del venerdì interamente incentrato sulle radici di Libera, attraverso alcuni dei protagonisti dei suoi primi momenti, l’introduzione di Luigi, in particolare attraverso il supporto degli appunti del discorso tenuto quel famoso 14 luglio 1994, ha cercato di trasmettere fino in fondo lo spirito che ha animato i primi passi, la raccolta di firme, la reazione civica alle stragi dei primi anni ’90.

Sapere da dove veniamo è condizione essenziale per capire dove vogliamo andare, a questo esercizio ci siamo dedicati in occasione di questi primi vent’anni di vita di Libera!

Dopo Don Luigi Ciotti si sono succeduti quattro relatori:

  • Giancarlo Caselli: magistrato in pensione, protagonista della lotta contro il terrorismo prima e della mafia poi, ha sempre fatto parte della storia di Libera e in questa veste ha sottolineato il ruolo storico che Libera ha avuto in quanto strumento dell’antimafia sociale, accompagnamento indispensabile all’azione della cosiddetta antimafia repressiva o giudiziaria, di cui Giancarlo fino alla fine della sua carriera è stato un esponente molto importante !
  • Betta Ognibene: grafica pubblicitaria specializzata nel settore della pubblica utilità, è autrice del logo di Libera e di gran parte della grafica di Libera fino ai giorni nostri. Ha raccontato da un punto di vista molto interessante e inedito su quali basi è stata pensato e realizzato il nostro “marchio di produzione” e molte delle campagne che si sono succedute dalla fondazione di Libera !
  • Gabriella Stramaccioni: in Libera fin dalla sua fondazione, è stata per diversi anni coordinatrice nazionale e tuttora fa ancora parte dell’Ufficio di Presidenza. Anche lei ha raccontato i primi anni di Libera dal suo punto di vista, facendo una serie di valutazioni su quali ulteriori passi dovrebbe fare Libera, a partire dal fatto che, a suo avviso, dovremmo alzare la voce ed essere più incisivi nel dibattito pubblico. Interessante in questo contesto il suo riferimento alle moltissime firme che di volta in volta Libera ha raccolto per le diverse battaglie che porta avanti e dall’altra parte gli scarsi risultati concreti che son stati ottenuti sul piano politico e legislativo!
  • Lorenzo Frigerio: giornalista, anche lui conosce Libera fin dalla sua nascita ed è stato fino a tempi recenti referente regionale in Lombardia.

Sabato 5 luglio

La giornata del sabato è stato articolato in due momenti: in mattina, ancora una formazione frontale, mentre al pomeriggio siamo stati divisi in sei focus group concentrati su diversi settori di Libera al fine di riflettere collettivamente ed eventualmente fare proposte migliorative.

Partendo dalla mattina, intitolata “Dalle proteste alle proposte. Il nostro percorso”, abbiamo avuto modo di ascoltare i seguenti relatori:

  • Davide Pati (resp. Beni Confiscati nell’Ufficio di Presidenza), che ha tracciato il percorso del riuso sociale dei beni confiscati, dalla legge 109/96, approvata dopo la raccolta di firme dalla parte di Libera, fino ai giorni nostri.
  • Valentina Fiore, (resp. Libera Terra Mediterraneo nell’Ufficio di Presidenza), relativamente al percorso delle cooperative di Libera Terra.
  • Francesca Rispoli (resp. Formazione), che invece  ha parlato dei percorsi di formazione nel suo intervento chiamato “Educarsi alla Responsabilità”.
  • Peppe Ruggiero (resp. della Comunicazione-Ufficio Stampa di Libera), si è concentrato sulle modalità con cui Libera si rapporta con l’esterno, dalla carta stampata ai social network e secondo quali strumenti e criteri viene organizzata il settore della comunicazione in Libera.
  • Enza Rando (resp. Ufficio Legale di Libera), è un avvocato impegnato in molti processi in cui Libera si è costituita parte civile e nell’accompagnamento dei familiari delle vittime innocenti di mafia sotto il profilo giudiziario, ha esposto il suo intervento dal titolo “Il dovere della verità”
  • Franco La Torre, (resp. Libera Europa) ha esposto l’attività che ci vede impegnati in Europa (oltre che in seno all’ Unione europea) e ha avuto cura di parlare anche dei presidi all’estero, con riferimento esplicito e positivo a Libera Bruxelles.
  • Le conclusioni sono state affidate a Nando Dalla Chiesa, che con la sua solita maestria di accademico ed ottimo pedagogo, ha cercato di fare sintesi con riferimento alla funzione storica di Libera, oltre al contesto, in particolare politico, in cui si ritrova ad operare e alla luce di questo, quale ruolo assume di fatto in questo momento in Italia.

Nel pomeriggio del sabato sono stati organizzati sei gruppi di lavoro:

  • IDENTITA’: i valori e l’orizzonte di Libera – coordinato da Marcello Cozzi
  • RACCONTO: comunicare la responsabilità – coordinato da Peppe Ruggiero, Santo Della Volpe, Cosimo Marasciulo
  • MEMORIA: il nostro impegno per la verità dalla parte delle vittime – coordinato da Enza Rando e Iolanda Napolitano
  • RISORSE: la sfida organizzativa di un’associazione in crescita – coordinato da Gabriella Stramaccioni, Francesca Vuotto e Lorena Fasolino
  • CAMPAGNE: Beni Confiscati, Riparte il Futuro, Miseria ladra. Libera in movimento – coordinato da Davide Pati, Giuseppe De Marzo, Francesca Rispoli
  • RETE: La sfida organizzativa di un’associazione in crescita – coordinato da Enrico Fontana, Giuseppe Parente, Simona Perilli

Tra i responsabili del gruppo di lavoro era presente anche Enrico Fontana, coordinatore nazionale di Libera.

>> Intervento di Paolo Costa, membro di Libera Bruxelles: all’estero, anche a causa dell’emigrazione all’estero che assume proporzioni sempre maggiori, le potenzialità per la rete di Libera sono enormi e il lavoro di radicamento all’estero è necessario e funzionale alla costruzione di una coscienza anti-mafiosa su scala europea, funzionale a sua volta al sostegno di iniziative legislative e politiche di contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione ad opera delle istituzioni comunitarie. E’ importante, inoltre, disegnare un percorso uniforme di costituzione dei presidi all’estero, con delle prassi che possano consolidarsi nel tempo, e delle procedure “standard” che permettano di fissare alcuni punti essenziali.

Domenica 6 luglio
La domenica mattina è stata dedicata alla conclusione dei lavori, in primis attraverso la restituzione del lavoro svolto nei vari gruppi, grazie alle sintesi puntuali affidate ad uno degli animatori del gruppo e infine attraverso le conclusioni ad opera di Luigi Ciotti, dove sono state riaffermate le basi sulle quali dovremo affrontare il futuro di Libera e in Libera.

(Rialaborato Presidio di Libera Bruxelles)

Report Formazione “Vittime di mafia” con Franco La Torre

Incontro di formazione con:

FRANCO LA TORRE

“Vittime di mafia”

24 giugno 2014

Quando si parla di vittime di mafia ci si riferisce a persone che sono state ammazzate. I parenti di queste persone sono coniuge e figli, ma anche genitori. È innaturale che figli muoiano prima dei genitori.

I parenti dei morti ammazzati dalla mafia vengono avvicinati e sostenuti dalle istituzioni fino al momento del funerale. Dopo si assiste all’abbandono totale: sia umano che giuridico che etico.

Vi è necessità di mantenere vivo non il ricordo delle vittime ma il perchè sono state ammazzate. Sapere le ragioni per cui la mafia si è sentita minacciata dalla loro azione o dalla loro presenza.

Si tratta in fondo di condurre una battaglia culturale: fare sì che la legge e la costituzione siano i parametri fondamentali della cultura e della società. Questa è la lotta più difficile da condurre, perché la mafia agisce fuori da qualsiasi democrazia o costituzione. In Italia la mafia è “anticostituzionale” e preferisce lo statu quo per poter effettuare i propri traffici e soprattutto imporre la propria legge.

Ogni parente o familiare delle vittime di mafia, reagisce in maniera propria al dolore. Vi sono quelli che non riescono/vogliono “uscire” dalla loro disperazione. Chi invece reagisce volendo raccontare e coinvolgere gli altri. Chi, solo dopo anni, è capace di far partecipi altri alla sua esperienza e al suo dolore. In questo panorama, Libera, anche se facilita, non forza nessuno. Nella riunione collettiva che si fa, per alcune ore, il giorno della memoria del 21 aprile (di solito in un teatro o in un cinema), ogni anno, 5/6 parenti prendono la parola e riescono a raccontare ciò che hanno vissuto.

Fu la Sig.ra Saveria Antiochia, madre di Roberto Antiochia (il poliziotto ucciso a 23 anni nell’agguato al commissario Ninni Cassarà, a Palermo il 6 agosto 1985), a iniziare a denunciare l’abbandono dei parenti delle vittime di mafia. Cominciò a raccogliere informazioni e dati, visto che non esisteva e non esiste niente di simile a livello di Stato o Ministero.

È stato così che si è arrivati, con la nascita anche di Libera, a raccogliere quella lista di circa 1000 nominativi di persone uccise dalle mafie dall’Unità d’Italia in poi. Questa lista viene letta durante la manifestazione per i familiari delle vittime di mafie ogni 21 marzo.

Non è una lista definitiva, è più uno strumento con cui mantenere viva la memoria e la vicinanza alla famiglie. La lista viene aggiornata da Libera e nominativi possono anche essere tolti, quando si scopre ad esempio che la “vittima” è stata uccisa perchè lui stesso un mafioso.

Libera agisce quindi verso le famiglie in due modi:

  1. con un supporto che potremmo definire di carattere psicologico, in tale contesto va visto l’incontro di ogni anno del 21 Marzo, primo giorno di primavera;
  2. con un sostegno legale, ad esempio per il riconoscimento dei diritti che la legge del 1965 (solo dal 1965 e per quelli ammazzati prima … problemi loro!) riconosce alle famiglie delle vittime di mafia; ma anche costituendosi parte civile nei processi di mafia (modo concreto di non lasciare sole a se stesse le famiglie di fronte alla giustizia italiana).

Politicamente sono forti le resistenze all’interno delle istituzioni italiane nei confronti della lotta alle mafie. Piccolo esempio: esiste ufficialmente la giornata delle vittime del terrorismo, ma non esiste ancora quella delle vittime delle mafie. Non si accorda alla mafie e al terrorismo lo stesso valore, eppure esse sono due facce della stessa medaglia con cui il conservatorismo si attivò attraverso le classi dirigenti reazionarie, usando servizi segreti per terrorismi e per azioni di mafie.

Anche per dare il nome di Pio La Torre (ucciso dalla mafia assieme a Rosario Di Salvo il 30 aprile 1982) all’aeroporto di Comiso vi sono voluti anni di lotte e di pressioni da parte di comitati, cittadini e associazioni.

Le celebrazioni delle vittime di mafie sono molto spesso dei momenti di frustrazione. I politici e le autorità arrivano, parlano pochi minuti e se ne vanno. Niente cambia veramente. Il parente forse vorrebbe avere più riconoscimento delle cause che hanno indotto all’uccisione e cosa si è fatto affinché siano affrontate e rimosse. Il ricordo quindi non come celebrazione funebre, ma come stimolo per una rinascita culturale.

La memoria e il ricordo sono gli strumenti culturali di rinascita e di riscatto.

(Rialaborato Presidio di Libera Bruxelles)