Report Formazione “Vittime di mafia” con Franco La Torre

Incontro di formazione con:

FRANCO LA TORRE

“Vittime di mafia”

24 giugno 2014

Quando si parla di vittime di mafia ci si riferisce a persone che sono state ammazzate. I parenti di queste persone sono coniuge e figli, ma anche genitori. È innaturale che figli muoiano prima dei genitori.

I parenti dei morti ammazzati dalla mafia vengono avvicinati e sostenuti dalle istituzioni fino al momento del funerale. Dopo si assiste all’abbandono totale: sia umano che giuridico che etico.

Vi è necessità di mantenere vivo non il ricordo delle vittime ma il perchè sono state ammazzate. Sapere le ragioni per cui la mafia si è sentita minacciata dalla loro azione o dalla loro presenza.

Si tratta in fondo di condurre una battaglia culturale: fare sì che la legge e la costituzione siano i parametri fondamentali della cultura e della società. Questa è la lotta più difficile da condurre, perché la mafia agisce fuori da qualsiasi democrazia o costituzione. In Italia la mafia è “anticostituzionale” e preferisce lo statu quo per poter effettuare i propri traffici e soprattutto imporre la propria legge.

Ogni parente o familiare delle vittime di mafia, reagisce in maniera propria al dolore. Vi sono quelli che non riescono/vogliono “uscire” dalla loro disperazione. Chi invece reagisce volendo raccontare e coinvolgere gli altri. Chi, solo dopo anni, è capace di far partecipi altri alla sua esperienza e al suo dolore. In questo panorama, Libera, anche se facilita, non forza nessuno. Nella riunione collettiva che si fa, per alcune ore, il giorno della memoria del 21 aprile (di solito in un teatro o in un cinema), ogni anno, 5/6 parenti prendono la parola e riescono a raccontare ciò che hanno vissuto.

Fu la Sig.ra Saveria Antiochia, madre di Roberto Antiochia (il poliziotto ucciso a 23 anni nell’agguato al commissario Ninni Cassarà, a Palermo il 6 agosto 1985), a iniziare a denunciare l’abbandono dei parenti delle vittime di mafia. Cominciò a raccogliere informazioni e dati, visto che non esisteva e non esiste niente di simile a livello di Stato o Ministero.

È stato così che si è arrivati, con la nascita anche di Libera, a raccogliere quella lista di circa 1000 nominativi di persone uccise dalle mafie dall’Unità d’Italia in poi. Questa lista viene letta durante la manifestazione per i familiari delle vittime di mafie ogni 21 marzo.

Non è una lista definitiva, è più uno strumento con cui mantenere viva la memoria e la vicinanza alla famiglie. La lista viene aggiornata da Libera e nominativi possono anche essere tolti, quando si scopre ad esempio che la “vittima” è stata uccisa perchè lui stesso un mafioso.

Libera agisce quindi verso le famiglie in due modi:

  1. con un supporto che potremmo definire di carattere psicologico, in tale contesto va visto l’incontro di ogni anno del 21 Marzo, primo giorno di primavera;
  2. con un sostegno legale, ad esempio per il riconoscimento dei diritti che la legge del 1965 (solo dal 1965 e per quelli ammazzati prima … problemi loro!) riconosce alle famiglie delle vittime di mafia; ma anche costituendosi parte civile nei processi di mafia (modo concreto di non lasciare sole a se stesse le famiglie di fronte alla giustizia italiana).

Politicamente sono forti le resistenze all’interno delle istituzioni italiane nei confronti della lotta alle mafie. Piccolo esempio: esiste ufficialmente la giornata delle vittime del terrorismo, ma non esiste ancora quella delle vittime delle mafie. Non si accorda alla mafie e al terrorismo lo stesso valore, eppure esse sono due facce della stessa medaglia con cui il conservatorismo si attivò attraverso le classi dirigenti reazionarie, usando servizi segreti per terrorismi e per azioni di mafie.

Anche per dare il nome di Pio La Torre (ucciso dalla mafia assieme a Rosario Di Salvo il 30 aprile 1982) all’aeroporto di Comiso vi sono voluti anni di lotte e di pressioni da parte di comitati, cittadini e associazioni.

Le celebrazioni delle vittime di mafie sono molto spesso dei momenti di frustrazione. I politici e le autorità arrivano, parlano pochi minuti e se ne vanno. Niente cambia veramente. Il parente forse vorrebbe avere più riconoscimento delle cause che hanno indotto all’uccisione e cosa si è fatto affinché siano affrontate e rimosse. Il ricordo quindi non come celebrazione funebre, ma come stimolo per una rinascita culturale.

La memoria e il ricordo sono gli strumenti culturali di rinascita e di riscatto.

(Rialaborato Presidio di Libera Bruxelles)

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